

A. Abed al-Jabri: lo spirito averroista

    Mohammed Abel al-Jabri individua nel pensiero di Averro uno
spirito critico nei confronti del passato, che, valorizzando
tutto ci che in esso  presente di vero e di scientificamente
valido, non esita a prendere le distanze da quanti lo hanno
preceduto, al di l della loro autorevolezza: Aristotele ha
bisogno di essere commentato e interpretato. In questo senso lo
spirito averroista pu essere utilizzato dalla cultura araba dei
nostri giorni per stabilire un rapporto con il proprio passato che
non sia dominato dalla accettazione acritica o dall'integralismo
religioso. Al-Jabri rivendica anche una specificit nazionale
della cultura araba, la quale, piuttosto che rincorrere la
filosofia europea e occidentale, deve rifarsi ai maestri della
propria tradizione; tanto pi quando fra loro ci sono personaggi
come Averro, che hanno dato un contributo indispensabile allo
sviluppo dello stesso pensiero europeo.
Al-Jabri conferma in queste pagine il suo atteggiamento
razionalista-illuminista, tutto teso a rifiutare gli aspetti di
pensiero delle tenebre presenti nella filosofia araba cos come
in quella occidentale

L'averroismo  entrato nella storia perch ha rotto con
l'avicennismo della filosofia orientale, che lo stesso Avicenna
aveva scelto e che fu adottata sotto un certo aspetto da Ghazali,
come pure, in un registro diverso, da Suhrawardi di Aleppo. Gli
scienziati e i dottori della Legge legati al carattere originario
dell'Islam, al suo carattere arabo, rifiutarono sempre il sufismo,
in cui vedevano una merce straniera importata dalla Persia e
incompatibile con la religione islamica, fondata su una credenza
semplice e spontanea. Quando Avicenna ebbe ricostruito la
metafisica emanatista harraniana, di origine pagana, rivestendola
di una vernice islamica, Ghazali la riprese per farne
un'alternativa alla filosofia aristotelica. Ma Ghazali,
sostenitore della dottrina as'arita, diffuse questa merce
avicenniana orientale sotto l'etichetta di sufismo sunnita.
Era questa una denominazione incoerente e contraddittoria, giacch
la nozione di sufismo era estranea alla Tradizione profetica e il
Profeta non fu in alcun modo un mistico, anzi condusse sempre una
vita normale. Inoltre, le norme su cui poggiava l'Islam all'epoca
del Profeta non mostravano alcuna inclinazione per le tenebre e
non tendevano in alcun modo all'esoterismo, bens, piuttosto, a un
realismo ragionevole. Il discorso coranico era un discorso di
ragione e non un discorso gnostico o illuminazionista.
Averro seppe rompere con l'avicennismo. Seguiamolo in questa
rottura - giacch  proprio di rottura che si tratta - e rompiamo
a nostra volta, decisamente e assolutamente, con lo spirito
gnostico di Avicenna, impegnando con lui una battaglia definitiva.
Averro non ha rotto soltanto con lo spirito avicenniano e
gnostico. Ha rotto anche con il modo in cui il pensiero teorico -
teologico e filosofico - aveva trattato il problema del rapporto
religione-filosofia. Egli rifiut il metodo teologico della
conciliazione tra ragione e trasmissione, come rifiut quello dei
filosofi, che cercavano una fusione della religione nella
filosofia e viceversa.
Perch?.
Perch i teologi avevano asservito l'Aldil (la religione) alla
loro ragione segmentarista-atomista, e perch a partire dalla
concezione della religione che si erano cos plasmati si erano
fatti una certa idea della ragione. Essi concepirono allora il
mondo invisibile per analogia con il mondo sensibile. In tal modo
essi produssero interpretazioni innovative e proiettarono sul
mondo sensibile elementi che permisero loro di produrre analogie
con la loro idea del mondo invisibile, sfigurando cos il reale e
bloccando l'attivit della ragione.
Perch i filosofi avevano asservito la religione alla scienza -
rappresentata alla loro epoca dal retaggio cognitivo metafisico
della Grecia - e perch avevano ridotto la scienza alla concezione
della religione che si erano costruiti. Essi avevano cos ridotto
la scienza alla misura della loro comprensione della religione,
invece di far evolvere quest'ultima parallelamente all'evoluzione
scientifica.
Averro ha rotto con questa concezione del rapporto religione-
scienza e religione-filosofia. Compiamo di nuovo questa rottura -
perch  decisamente questo il termine giusto - e cessiamo di
voler spiegare la religione con la scienza e di collegare
abusivamente l'una all'altra; perch la scienza  in mutazione
perenne, non cessa di contraddirsi e di superarsi. E cessiamo, per
le stesse ragioni, di far dipendere la scienza dalla religione. La
scienza non ha bisogno di alcuna restrizione venuta dall'esterno,
perch plasma da sola i propri limiti.
Averro non si  accontentato di rotture. Egli ha offerto anche la
possibilit di un riscatto e di un cambiamento. La rottura - nel
senso che il termine assume nel nostro discorso - si produce solo
attraverso un lavoro di ricambio capace di abrogare e di eliminare
l'antico. Il ricambio proposto da Averro nella sfera del rapporto
religione-filosofia  suscettibile di essere reinvestito per
stabilire un dialogo fra la nostra tradizione e il pensiero
contemporaneo mondiale, dialogo che ci dar l'autenticit e la
contemporaneit cui aspiriamo. Averro ha predicato una
comprensione religiosa della religione che non attingeva da uno
spazio esterno ai dati stessi della religione, e una comprensione
filosofica della filosofia fondata esclusivamente sui princpi e
le intenzioni della filosofia. E' questo metodo che doveva
permettere, secondo Averro, di rinnovare a un tempo la filosofia
e la religione. Prendiamo da lui anche questo metodo per definire
un modo di assumere insieme il nostro rapporto con la tradizione e
il nostro rapporto con il pensiero contemporaneo mondiale, che
rappresenta per noi ci che per Averro rappresentava la filosofia
greca. Assumiamo il nostro rapporto con la tradizione
comprendendola nel contesto che le  proprio, e assumiamo il
nostro rapporto con il pensiero mondiale negli stessi termini.
Questo ci permetter di giungere a una comprensione scientifica e
obiettiva dell'una e dell'altro, e ci aiuter a investirli
solidalmente in una medesima prospettiva: dare fondamento alla
nostra modernit nell'autenticit. Averro ha posto il problema
del rapporto con l'Altro, che  per noi oggi il problema della
contemporaneit (mentre l'Altro era rappresentato un tempo per
Averro dagli antichi saggi della Grecia). Egli l'ha affrontato in
una maniera scientifica cui avremmo bisogno di ispirarci ancora
oggi.Averro stabilisce una distinzione nel pensiero dell'Altro,
fra lo strumento che esso pu rappresentare e la materia che
costituisce, cio tra il metodo e la teoria. A proposito dello
strumento egli scrive: E' chiaro che dobbiamo ricorrere, per
raggiungere lo scopo che ci siamo prefissati [cio lo studio
razionale degli esseri], alle tesi dei nostri precursori in questo
ambito, indipendentemente dal fatto che questi ultimi
condividessero o non condividessero la nostra religione. Non si
chiede allo strumento [il coltello] con il quale si esegue il
sacrificio rituale se sia o non sia appartenuto a uno dei nostri
correligionari per giudicare della validit del sacrificio. Gli si
chiede soltanto di essere adatto all'uso. Grazie a coloro che non
fanno parte dei nostri correligionari, noi ascoltiamo quelli tra
gli Antichi che hanno speculato su questi problemi prima
dell'apparizione dell'Islam. Poich cos stanno le cose, e poich
tutte le regole del ragionamento [la logica, il metodo] sono state
studiate nel modo pi perfetto dagli Antichi, dobbiamo attingere a
piene mani dai loro libri, per vedere cosa ne hanno detto. Se si
riveleranno essere nel giusto, faremo a essi buona accoglienza; e
se troveremo in questi libri qualcosa che non sia giusto, non
mancheremo di farlo rilevare.
Non dobbiamo accogliere lo strumento (il metodo) come imitatori ma
come critici attenti. Quanto alla materia, cio alla teoria,
dobbiamo costruirla da noi stessi e per noi stessi: Dobbiamo
intraprendere lo studio degli esseri secondo l'ordine e la maniera
che avremo preso dalla teoria dei sillogismi dimostrativi, ma
poich non  n possibile n concepibile ripetere in modo puro e
semplice le esperienze dei predecessori, riscoprendo ci che essi
hanno scoperto, Dovremo, quando troveremo nei nostri predecessori
appartenuti alle antiche nazioni una concezione razionale
dell'Universo, conforme alle condizioni che la dimostrazione
esige, esaminare ci che ne hanno detto, ci che hanno affermato
nei loro libri. Se queste cose corrisponderanno alla verit, le
accoglieremo con gioia, e saremo loro grati. Se non
corrisponderanno alla verit, lo faremo notare e metteremo in
guardia contro di esse pur scusandone gli autori [...].
Consapevole della universalit e della storicit del sapere,
Averro definisce il modo di comportarsi di fronte alla scienza
degli Antichi, che rappresentavano in quell'epoca la Scienza per
definizione. Questo metodo  degno di servire da modello. Possiamo
riprenderlo per definire il nostro rapporto con la tradizione e il
pensiero contemporaneo, distinguendo ci che di universale vi 
nell'una e nell'altro, e che possiamo riprendere per ristabilire
la nostra specificit, da ci che  circostanziale, specifico di
un'epoca o di un popolo, e che dobbiamo conoscere per arricchire
la nostra esperienza e la nostra visione del mondo.
Sono questi a nostro avviso i principali elementi che sopravvivono
dell'averroismo, e che possiamo riprendere per affrontare i
problemi attuali. Riassumeremo tutto ci in una sola espressione:
lo spirito averroista. Invitando a recuperare lo spirito
averroista, vogliamo dire semplicemente questo: dobbiamo renderlo
presente nel nostro pensiero, al nostro sguardo e nelle nostre
aspirazioni cos come  presente nel pensiero francese lo spirito
cartesiano, o nel pensiero inglese lo spirito empirista inaugurato
da Locke e da Hume. In effetti, se ci chiediamo cosa resti del
cartesianesimo in Francia, o dell'empirismo di Locke e di Hume in
Inghilterra, siamo portati a rispondere che di essi sopravvive una
sola cosa, che potremo definire come lo spirito cartesiano in
Francia, e lo spirito empirista in Inghilterra, cui  dovuta la
specificit del pensiero francese o inglese. Stabiliamo quindi la
nostra specificit su ci che ci  proprio, che ci spetta e non ci
 estraneo. Lo spirito averroista pu essere adattato alla nostra
epoca, in quanto  coerente a essa su pi di un punto: il
razionalismo, il realismo, il modello assiomatico e l'approccio
critico. Adottare lo spirito averroista significa rompere con lo
spirito avicenniano orientale, gnostico e promotore del pensiero
delle tenebre.
Alcuni intellettuali arabi, che sembrano aver stabilit con la
cultura europea un rapporto pi stretto di quello che
intrattengono con la tradizione arabo-islamica, si sono chiesti
come far assimilare dal pensiero arabo le conquiste del
liberalismo prima o senza che il mondo arabo abbia raggiunto la
fase del liberalismo, dove per liberalismo si intende il sistema
di pensiero costituitosi nei secoli diciassettesimo e diciottesimo
e grazie al quale la borghesia europea in ascesa combatt le idee
e i regimi feudali. [...].
Pensiamo che porre il problema in questi termini sia completamente
erroneo perch chiedendo agli Arabi di assimilare il liberalismo
europeo si chiede loro di fatto di incorporare alla coscienza un
patrimonio che  loro estraneo per i temi che solleva, per le
problematiche che pone, per le lingue in cui si esprime, e che non
fa quindi parte della loro storia. Un popolo pu riportare alla
propria coscienza solo una tradizione che gli appartiene, o
qualcosa che ha rapporti con questa tradizione. Quanto al
patrimonio umano in generale, in ci che ha di universale, un
popolo lo vive sempre in seno alla propria tradizione, non al di
fuori di essa.
In verit, si dovrebbero a nostro avviso stabilire i termini della
problematica nel seguente modo: come il pensiero arabo
contemporaneo pu recuperare e reinvestire in una prospettiva
analoga a quella in cui furono investiti per la prima volta gli
apporti razionalisti e liberali della sua tradizione - la lotta
contro il feudalesimo, contro lo gnosticismo, contro il fatalismo,
e la volont di instaurare una Citt della ragione e della
giustizia - per costruire la libera Citt araba, democratica e
socialista?.
Non  questa una posizione nazionalista in senso stretto. Noi non
sottovalutiamo affatto le grandi conquiste dell'umanit. Pensiamo
semplicemente che tali conquiste ci rimarranno sempre estranee
finch non le avremo investite, seguendo un metodo scientifico
adeguato alle esigenze della nostra condizione storica, per
risolvere i nostri problemi. A tal fine dovremo prima di tutto
riuscire a dar fondamento a queste grandi conquiste nel nostro
pensiero riconducendole a conquiste simili o similari della nostra
tradizione. Qui come altrove, la nostra sola possibilit di non
leggere pi il nostro avvenire nel passato - o nel presente -
degli altri, ma di costruire a partire dalla nostra realt, dalla
specificit della nostra storia e dagli elementi costitutivi della
nostra personalit,  data dalla coscienza storica

 (M. A. al-Jabri, La ragione araba, Feltrinelli, Milano, 1996,
pagine 135-141).

